"Il Ghetto"  -   Varsavia, 1943

Dramma lirico in tre tempi di Dino Borlone

Musica di: GIANCARLO COLOMBINI

 

PERSONE:

 

JUSTA, una ragazza ebrea di Varsavia

 

 

Soprano

ISACCO, un giovane di vent'anni, suo fidanzato

Tenore

MAREK, un ebreo di Varsavia

Baritono

SARA, sua moglie

Mezzo Soprano

MICHELE, loro figlio, non ha più di quattro anni

 

FÈRI, fratello di Justa, agente della polizia ebraica del ghetto

Tenore comprimario

SAMUELE, vecchio ebreo di Varsavia, padre di Justa

Basso

IL POLACCO

Tenore comprimario

Una SS

Tenore comprimario

Una ragazza ebrea

Comparsa

Una donna e i suoi due piccoli figli

Mezzo Soprano comprimario

Primo soldato

Comprimari

Tenore

Secondo soldato

Baritono

Terzo soldato

Tenore

Soldati, SS, uomini, donne, vecchi, bambini

 


Premessa

" Il quartiere ebraico della città di Varsavia non esiste più. La grande azione ha avuto termine alle ore 20,15 con l'esplosione della Sinagoga di Varsavia."
Così il rapporto del capo della polizia tedesca Stroop, sulla azione finale nel ghetto di Varsavia.
Il rapporto reca la data del 16 maggio 1943.
Dei quattrocentocinquantamila ebrei della capitale polacca, se ne salvarono, per cause del tutto fortuite, solo poche decine.

 

PRIMO TEMPO

LA SCENA - Una piazza del Ghetto, a Varsavia. Un edificio in primo piano a sinistra, dietro il quale passa una strada, parallela alla linea del boccascena. Di fronte al pubblico una via stretta, fiancheggiata da edifici per la massima parte in rovina.
A destra della piazza una costruzione più bassa: la parete verso il pubblico è sezionata. Si vedrà l'interno: una cucina fredda, con poche suppellettili (un tavolo, alcune sedie, una vecchia stufa); nell'angolo destro alcune casse, un giaciglio. A sinistra della parete frontale una. porta che dà sulla piazza. Sulla porta, di legno nero, è disegnata a calce una stella ebraica.

Scena prima

Sono le cinque del pomeriggio.
Nella cucina: Samuele, in posizione solenne, seduto su una vecchia sedia. Nell'angolo sinistro Marek e Sara conversano con tristezza. Michele, avvolto in un grosso cappotto, siede nel mezzo della stanza, in terra e gioca con alcuni pezzi di legno.
Nella piazza: alcuni bambini laceri, appoggiati ai muri delle case, con la mano tesa. Figure nere di donne entrano ed escono dai portoni in fretta, altre sbirciano la via dalle finestre socchiuse.
Un plotone delle SS compare dalla via sinistra e si allontana lungo la via di mezzo: al loro passaggio le donne e i bambini restano immobili nelle loro posizioni.
Una giovane donna, con un impermeabile chiaro, giunge di corsa dal fondo della via: è inseguita o crede di esserlo. Sale i cinque gradini di pietra che conducono alla porta della cucina, picchia con ansia ad essa, appoggiandovisi.
Marek, dopo una breve esitazione, le apre.

Scena seconda

( Samuele, Marek, Sara, Michele e Justa )
MAREK (con apprensione)
Justa!
JUSTA (affannosamente; fa segno di tacere)
Zitto! Per carità!
All'esterno lontani ordini in tedesco; poi sempre più vicini: le donne e i bambini che sono nella strada si nascondono nei portoni. Da sinistra entra una lunga fila di ebrei con sacchi e fagotti, sorvegliati dalle guardie. La fila procede lentamente e scompare in fondo alla via di mezzo.
JUSTA (si stacca dalla porta, con paura)
Sempre così....
Verso la morte
Marek e Sara gli si avvicinano, come fa chi deve avere notizie. Samuele si protende sulla sedia.
JUSTA
M'avevan presa.
A stento son fuggita!
(corre verso il padre e gli si inginocchia ai piedi - appoggia il capo sulle gambe di lui - il padre le accarezza i capelli)
Oggi ancora sono viva,
ma domani?....
....Questa attesa ci uccide lentamente.
Non è la fame. O il freddo.
E’ questo silenzio del mondo intorno a noi.
MAREK (come seguendo propri pensieri)
S'uccide una farfalla, si calpesta
un fiore ai bordi della via.
SAMUELE
Senza un lamento, un pianto,
un grido.....
JUSTA
La nostra fine è il loro
ultimo scopo.
MAREK (compitando)
"Se tu disubbidisci
"alla voce del Signore
"e i suoi comandamenti
"non osservi e la sua Legge
"egli avverrà che le maledizioni...."
JUSTA (si alza; interrompendo con ironia e rabbia:)
Basta!
E tu ci credi?
E' la follia di molti
che si prostrano in terra
per una colpa inesistente.
Che colpa abbiamo d'esser nati ebrei?
(più calma, con amarezza:)
Dio ci maledice
ci abbandona....
Nella mano d’Isacco
tenevo la mia mano....
Dio! com'è triste
morire a poco a poco!
MAREK
Justa, fare così non serve.
La gente muore, col tuo pianto in gola.
SAMUELE
E muore egualmente.
JUSTA (riprendendosi, colpita da un pensiero improvviso; si avvicina alla porta)
Marek,
Isacco non torna ancora.
E' tardi....
MAREK
Aveva detto non prima delle sei.
JUSTA (ansiosamente)
E sono?
MAREK
Ancora poco.
In lontananza sporadiche scariche di mitra. Un secondo plotone di SS entra dalla via sinistra, attraversa la piazza e si allontana per la via di mezzo.
JUSTA (con ansia e terrore, seguendo il filo dei propri pensieri:)
Domani molti ebrei saranno uccisi.
Essi verranno
Ci condurranno tutti
al lungo treno nero.
MAREK
Taci!
JUSTA (con amarezza e dolore:)
Tacere. Questo mi rimane.
Oh! se potessi non udir più nulla!
Non il silenzio della mia città
piena di morti. Non il pianto
dei figli nelle strade. Non più
l'angoscia delle madri sole....

Scena terza

(Gli stessi, Isacco )
ISACCO (dall'esterno, bussa alla porta)
JUSTA (correndo ad aprire)
E' Isacco!
ISACCO (entra e la abbraccia)
Justa!
(con apprensione)
E' tanto tempo che m'aspettavi?
JUSTA
Ogni giorno quest'ansia....
ISACCO
Ora il ghetto è tranquillo
e l'Umschlagplatz è deserta,
ma c'è nell'aria
un fiato di tempesta.
(una breve pausa, poi, a Samuele:)
Scialòm!
SAMUELE
Scialòm, Isacco.
La cucina si oscura. Rimangono in luce soltanto Justa e Isacco.
All'orizzonte un chiaro di sole al crepuscolo illumina la città che si vede dalla finestra. (All'esterno, nella piazza, l'atmosfera non muta). Acquista risalto un vaso di terracotta sul davanzale, pieno di fiori. E' come se non si fosse più nel Ghetto, ma in un giardino di Varsavia, prima della guerra.

Scena quarta

( Justa e Isacco)
JUSTA (torna fra le braccia d'Isacco; come sognando indica i fiori)
Vedi, questi fiori,
son tutta la mia vita....
Oggi son più belli,
più felici....
Pioggia d'aprile lucida le strade
e sembra che per sempre primavera
sia ritornata dove nell'inverno
coi bucaneve il gelo faticava.
Ogni goccia di pioggia nei miei occhi
rivive le parole che dicevi,
quando ci parve d'arrivare insieme
un avvenire....
ISACCO (come lei, preso dall'illusione)
Le primule tramano sui prati
lieti ricami....
E di limpide mani si colora
il nostro cielo.
JUSTA (senza tristezza)
Ancora un anno, ancora
i nostri addii, morendo seppellisce
e la memoria è stanca e il cuore.
ISACCO (staccandosi e prendendole le mani; con tenerezza)
Queste tue mani bianche come neve....
JUSTA (dolcemente commossa)              ISACCO
Sono rosse di freddo.                                 Sul mio viso le voglio.
Oh, quanto t'amo!                                      Come sei dolce....
JUSTA
Stringimi forte.
Non lasciarmi mai!
ISACCO
Sarò sempre con te....
JUSTA
Tutta la vita....
ISACCO
Tutta la vita, sì....
ISACCO e JUSTA
E se la morte
oggi coglieremo
tra questi fiori
già spenti ed appassiti....
Quando col gelo moriranno
saremo ancora oltre la vita insiem!
Piena luce, improvvisamente.

Scena quinta

(Isacco, Justa, Marek)
MAREK
Isacco,
hai saputo nulla della fuga?
ISACCO (riscuotendosi, lascia Justa)
Domani all'alba verranno per condurci
forse all'uscita della grande fogna.
MAREK (con apprensione)
Io non verrò con voi.
Ma condurrete Sara dove nessuno
possa farle male?
ISACCO
Non v'è luogo in Polonia
dove un ebreo possa strappare
la stella gialla dalla sporca veste.
(quasi con rabbia)
Andremo via, nella Polonia ariana
con acqua ariana laveremo il viso
e l'aria non ebrea respireremo....
(con rabbiosa amarezza)
Ma dovremo tagliar la treccia
ai nostri vecchi
e tremare ad ogni passo
che rompa il silenzio
e rinnegare mille volte nostra madre,
quando vedremo che proprio lei
stanno uccidendo....
Se chiederanno chi di noi sia ebreo
dovremo dare il nome del vicino
e noi battere il ferro
delle sue catene....
Questa è la sorte!
(dopo una pausa)
Sara e Michele fuori con noi verranno,
ma la salvezza....

Scena sesta

(Gli stessi, Fèri)
FÈRI (appare correndo dal fondo della via di mezzo. E' in divisa della polizia ebraica.
Entra di colpo: tutti si voltano e lo guardano con meraviglia e disprezzo)
Sono venuto a dirvi
che domani
sarà distrutto
il ghetto di Varsavia.
(con apprensione, soffocata però dall'orgoglio)
Voi dovete fuggire!
JUSTA (incredula, con disprezzo)
Cosa vuoi,
tu che ci hai traditi?
MAREK (a Justa )
Ascoltalo, Justa!
JUSTA
E' mio fratello – Dio! –
e mi fa ribrezzo!
Ci vende tutti
per un giorno di vita!
FÈRI (con rabbia)
Tu non mi credi?
Ebbene, allora
crepa!
Se non lo sai,
è già tutto deciso:
domani all'alba
sarete tutti morti!
ISACCO (con calma)
T'illudi d'essere salvo proprio tu?
FÈRI (ironico)
E' con questa illusione
che mi son venduto.
Voi non l'avete fatto:
vedremo chi è più furbo!
JUSTA (fremendo)
Vattene! Fèri!
Mi fai pena!
FÈRI (con ira; si avvia alla porta, ma si ferma con la mano sulla maniglia)
Per voi non c'è pietà!
 All'esterno, intanto, due SS trascinano un uomo che si dibatte. L'uomo scivola in terra. Una SS fa un gesto di stizza e spara su di lui a bruciapelo.
Fèri è stato un attimo fermo ad osservare la scena, poi si allontana in fretta per la via di sinistra.
SIPARIO VELOCE


SECONDO TEMPO

Scena Prima

( Primo Soldato, secondo Soldato, Terzo Soldato)
Dal fondo della via centrale tre soldati, arruolati tra i tedeschi, con le divise mal tenute, forse ubriachi, camminano verso la piazza. Due procedono abbracciati, l'altro un po' più discosto
PRIMO SOLDATO
Porca la vita!
SECONDO SOLDATO
La guerra maledetta!
PRIMO SOLDATO
Finirà?
SECONDO E TERZO SOLDATO
Se mai finisce
PRIMO SECONDO E TERZO SOLDATO
noi torneremo
alle vecchie case....
SECONDO SOLDATO (ridendo)
alle vecchie briacature....
TERZO SOLDATO (scuotendo la divisa che indossa)
Questa divisa, ah!
se potessi nella Vistola da mille anni
da mille anni sarebbe finita.
SECONDO SOLDATO
All'inferno, vuoi dire!
PRIMO SOLDATO
Alle ragazze grasse
PRIMO SECONDO E TERZO SOLDATO
Se mai finisce stai certo
che di corsa torneremo....
SECONDO SOLDATO
Se mai saremo fortunati....
PRIMO SOLDATO 
Se fortuna c'è....
PRIMO SECONDO E TERZO SOLDATO
Ciascuno pensi a sé
Come fanno gli avvoltoi
o la razza dei lacchè
cercando preda tutti e tre!

Scena seconda

(Gli stessi e una ragazza)
Da un portone esce d'improvviso una ragazza ebrea che, alla vista dei tre, si addossa al muro intimorita.
PRIMO SOLDATO (si ferma di colpo, le mani sui fianchi, a guardare la ragazza)
Là, come trema!
SECONDO SOLDATO (avvicinandosi alla ragazza)
Paura?
(le tende la mano: la ragazza
accenna a fuggire; il soldato le si para davanti)
Là, ferma!
Siamo amici,
degli ebrei grandissimi amici.
TERZO SOLDATO (ridendo)
Degli ebrei e del pogròm
PRIMO SOLDATO (agli altri due)
Ora basta!       
(alla ragazza)
Va! Scappa! Corri! Via!
La ragazza fugge; il soldato le grida dietro:
Schiavi come te
I tre sono adesso davanti alla porta della cucina. Il secondo soldato si avvicina  ad  essa e vi sputa contro, poi se ne allontana, raccoglie un sasso e lo tira sul legno. Gli altri due restano a guardarlo.
SECONDO SOLDATO (gridato)
Fuori venite!
porci maiali!
La cucina si illumina: Sara, in ginocchio presso il piccolo Michele disteso sul giaciglio, guarda la porta con terrore.
I tre soldati rimangono ancora un poco davanti alla porta, poi si allontanano per la via di sinistra, attraversando tutta la piazza con salti e canti da ubriachi.

Scena Terza

(Sara, Michele, poi Marek)
Sara rimane in ascolto, sino a che i passi non s'odono più. Poi si curva sul piccolo, che rantola.
SARA (con grande angoscia)
Michele
Oh! Dio, Dio, Dio!

(lo prende in braccio; il piccolo si abbandona: è morto)
Senti
aspetta!
Avremo tanti dolci profumati....
(si accorge che non respira più)
Dio!
Che fai?
(il suo primo impulso è gridare, ma si trattiene; si aggira per la cucina col figlio in braccio; ai ferma, come per riflettere. Si muove ancora scrutando gli angoli. Si avvia verso le casse e dietro di esse nasconde il cadavere, affaccendandosi per coprirlo con dei panni.)
MAREK (entra da destra e le si avvicina)
Sara, che fai?
Dov'è Michele?
SARA (si leva in piedi, con voce trasognata)
E' fuori, nel cortile....
MAREK (l'abbraccia alle spalle)
Come sei stanca....
Devi preparare per la fuga.
SARA (con angoscia)
Fuggire?
MAREK
Tutto è deciso.
Forse Iddio ci aiuta.
Tieni pronto Michele.
SARA
Il piccolo Michele
MAREK
E' forse malato?
SARA (si stringe a lui)
Non più....
Ormai la sofferenza
non lo tormenta più
E' morto.... Morto!
MAREK (capisce ogni cosa: si avventa sul fagotto dietro le casse)
Michele!
(dopo una pausa)
Soli!
Ci hai lasciati soli!
A lagrimare giorno per giorno
questo gran dolore....
(amaramente)
La tua vendetta, Dio, qui si completa.

(piange sommessamente, abbracciato al cadavere; poi si riscuote e, con sospetto, a Sara)
Tu, che facevi?
SARA (con tragica calma)
Abbiamo tanta fame....
lo nascondevo per non denunciare.
La sua razione ci potrà servire.
MAREK (si volta verso di lei con ira, ma poi si arresta; siede, con lo sguardo in terra: la misura dell'abbandono gli si fa chiara)
SARA (febbrilmente, riprende il lavoro interrotto)
Michele, piccolino,
da questa nera notte sei fuggito....
(persa come in una visione)
Ora ti vedo col sorriso in bocca
e gli occhi chiari persi nell'azzurro....
Com'eri bello quando nei giardini
la fronte ti sudava per la corsa
e mi venivi a dire l'avventura
dei tuoi giochi....
O farfallina dei miei prati in fiore
ove germoglia l'erba della vita
còlta per sempre dalle mani avare....
O farfallina dei miei prati in fiore....
Fra mille raggi d'oro ti vedo
timido, buono, senza più dolore.
....O mio Michele....
Sei morto!
(premurosa)
Come ad ogni sera, riposa e prega.......
(piange con violenza)
Ormai mancano poche ore all'alba: tutti sanno che proprio all'alba i nazisti daranno il "via" all'azione finale nel ghetto.

Scena Quarta

( Gli stessi e Isacco )
ISACCO (entra ansando dalla strada)
E' tutto pronto!
La fine del ghetto è cominciata.
Casa per casa cercano la gente!
Andiamo!
MAREK (con evidente indifferenza)
Sara, fai presto....
SARA (leva lo sguardo, stupita)
Non v'è più tempo
che per morire.
M’aspetta il sole fuori della nebbia.
Oh! avessi ali per volare lontano,
dove finisce il mondo!
Una montagna immensa
preme sul mio cuore.
Le mani morte
in mille catene.
E gli occhi
ogni raggio di sole
spegne silenzioso.
(a Marek, improvvisamente, disperata)
Ho tanta fame!
ISACCO (sconcertato)
Cosa le succede?
MAREK (senza espressione)
Michele è morto.
ISACCO
Morto?
SARA (come se non avesse udito, angosciata)
Isacco, vola!
Corri! Vola! Vola!
(con più calma, con tragica ironia)
E dalla terra di Sion
mandami a dire
se vi sono bambini sorridenti....
Nella cucina la luce si spegne di colpo; Sara, Marek e Isacco restano immobili: saranno per tutta la scena che segue come ombre cinesi contro la finestra che è vagamente illuminata.

Scena quinta

Sulla strada compaiono le SS, uscendo da ogni traversa, che picchiano ai portoni coi calci dei fucili e gridano ordini. Cominciano a uscire, sospinti fuori dalle guardie, i primi ebrei dalle case.
Si sente gridare, ma in modo confuso: "Distruggono tutto!", "         a Trebinka", "Assassini!", "Aiuto!", eccetera.
Una donna, con due figli attaccati alla veste lunga e nera, corre verso il centro della scena..
UNA SS (alla donna, urlando)
Avanti, in fila con gli altri!
LA DONNA (si getta con il corpo sui figli che si raccolgono in terra e guardano il tedesco)
Mi puoi uccidere!
Qui mi puoi uccidere!
Non verrò!
SS (le si getta addosso e cerca di strapparla dai figli).
LA DONNA (con un urlo acuto)
Non verrò!
SS (la colpisce violentemente con il calcio del fucile, poi spara su di lei e i figli.)

I corpi restano in terra, in mezzo alla piazza come un groviglio nero. Un breve momento di silenzio tra la folla addossata ai muri, che guarda inorridita.
Anche i tedeschi restano immobili, con le armi puntate sulla folla.
D'improvviso gli ebrei si staccano dai muri, escono dalle case e si gettano sui tre cadaveri. Tutto questo, in silenzio. Restano assolutamente immobili nelle loro posizioni, curvi, disperati, terrorizzati, sino a che, velocemente, cala la tela.
SIPARIO VELOCE

TERZO TEMPO

La scena è sempre quella del primo e del secondo tempo. La piazza e la strada sono però deserte e senza luce. Poche ore prima del pieno sole.

Scena Prima

Lentamente si fa luce.
(Nella cucina: Isacco, Justa, Marek, Samuele, Sara curva sul bambino morto).
ISACCO
Ogni cosa è pronta per la fuga:
oltre il muro attendono gli amici.
JUSTA
La resistenza nel ghetto è ormai decisa:
sarebbe vile fuggire.
ISACCO (sorpreso, dopo una lunga pausa)
Abbiamo scelta fra due sole vie:
morire combattendo
o la foresta fuori di Varsavia.
SAMUELE
Due sole vie che recano alla morte.
MAREK (a Isacco, con calma)
Isacco, noi restiamo.
Cosa ci serve, ora, la salvezza?
Il nostro cuore, inaridito,
non potrà più dare
amore al mondo.
Noi restiamo a morire
fra queste pietre arse,
lividi muri di case,
nere braccia d’alberi nel cielo....
SARA (a parte, trasognata)
Una montagna immensa....
MAREK
Ecco, tu vedi Sara:
non sa, la sua ragione
s'è perduta....
E' nello stato migliore....
Una favola vana
s'è fatta la sua vita,
non v'è più paura
nei suoi occhi,
quella paura che da tanti anni
in noi distrugge e spezza
ogni speranza.

Scena Seconda

(Gli stessi e Fèri)
Fèri compare nella piazza: si guarda attorno; bussa alla porta. Isacco apre.
FÈRI (entra affranto, è lacero e spaurito; tutti si voltano a guardarlo)
Datemi aiuto!
JUSTA (con ira e meraviglia)
Tu! Tu ci chiedi aiuto!
ISACCO (afferra Justa per un braccio, come per calmarla; poi a Fèri)
Cosa t'aspetti?
Perchè tu ce lo chiedi?
FÈRI (tremando visibilmente; con paurosa violenza)
Tanti dei nostri hanno condotto
ai forni di Treblinka....
MAREK (con angoscia)
Anche voi dunque?
SAMUELE (severo e solenne)
Non ti daremo la mano.
Ti sei perduto.
FÈRI (si getta ai piedi del padre, che però rimane impassibile)
JUSTA
Non meriti pietà.
Tu non ne avesti.
FÈRI
Anch'io, sì, v'aiutavo
JUSTA (con foga, interrompendolo)
Taci!
FÈRI
....di nascosto.
JUSTA
Durante l'anno, mille e mille ebrei
come bestie il nemico
assassinava.
E tu con loro....
Belva!
MAREK (a Justa)
Non tocca a noi
segnare la sua sorte.
ISACCO (a Justa, con dolcezza)
E' tuo fratello, infine....
JUSTA (con rabbia)
Non più fratello.
SAMUELE
Egli ha tradito il sangue.
E' la vergogna della gente
d'Israele.
SARA (sempre trasognata; a parte)
O farfallina dei miei prati in fiore....
ISACCO (a tutti)
Non resta più tempo per il passato!
Bisogna decidere:
restare o fuggire!
JUSTA (con tono di sfida, rivolto soprattutto al fratello, che è rimasto in ginocchio davanti al padre)
Non fuggiremo.
Daremo qui la nostra
testimonianza al mondo.
ISACCO
Ma fuori combatteremo,
e con più frutto.
Almeno la nostra vita
avrà un prezzo che sarà pagato.
FÈRI (timidamente)
Combatteremo....
JUSTA (a Fèri)
Zitto tu!
(a tutti, decisa)
E' questo il nostro posto,
dove ancora ieri il nemico
come vermi di terra ci schiacciava.
Qui la mano armata mostreremo
e gli occhi in faccia agli assassini.
ISACCO (le si avvicina)
Restare? e dire addio
a quanto insieme un giorno abbiamo amato?
(in un ultimo tentativo di convincerla)
tra poco un nostro amico
ci annunzierà che la partenza è pronta.
JUSTA (con estrema decisione)
Io non verrò, Isacco.
(rivolta al padre)
Padre, beneditemi.
(si inginocchia)
Per l'ultima volta.
SAMUELE (leva in alto la destra; accorato)
Che Dio ti sia vicino....
Ormai per me
non conta più la vita,
ma per te, i tuoi sogni
può ancora realizzare.
Salvati!
JUSTA (con ferma dolcezza)
No, padre!

Scena Terza

(Gli stessi, il Polacco)
IL POLACCO (entrando di corsa, dopo aver attraversato la piazza)
E' tutto pronto, andiamo!
Non resta che un minuto.
JUSTA
Io non verrò.
L'azione di sterminio già completa
l'orribile disegno della morte.
Difenderemo qui la nostra vita.
Il sole è sorto. Si vedono i primi incendi e si odono grida e rumori lontani. Nella la strada figure nere di cadaveri che si fanno sempre più nitide con l'aumentare della luce del giorno; figure che fuggono verso il fondo, che si nascondono nei portoni, mentre le SS raggruppano con violenza gente contro i muri, entrano nelle case e ne trascinano fuori altra gente.
IL POLACCO (a Isacco)
Ma che dice?
ISACCO (sconsolato)
Ha deciso così.
IL POLACCO
E tu? Presto!
ISACCO
lo non so più.
FÈRI (lanciandosi verso il Polacco, implorante)
Verrò con voi....
Salvatemi!
IL POLACCO (lo guarda con disprezzo: si è avveduto della divisa)
JUSTA (si avventa su Fèri)
No! Resterai!
(lo afferra per un braccio)
Anche tu devi pagare!
FÈRI (inebetito dalla paura, in un primo momento cede; debolmente)
Lasciami....                                         (improvvisamete si divincola e corre fuori; arriva al centro del palcoscenico, all'imboccatura della strada: una raffica lo abbatte: cade con un urlo.)
Tutti sono rimasti sorpresi dal gesto di Fèri, immobili.
IL POLACCO
Allora, Isacco?
Io devo andare.
ISACCO (come parlando a se stesso)
Per uno di noi diranno
che siamo stati vili....
Quando ci chiusero entro queste mura
non sapevamo che questa
sarebbe stata la sorte,
e quando i primi treni
andarono a Treblinka
noi credevamo che fosse per lavoro:
soltanto adesso noi sappiamo
come ci vogliono morti.
Abbiamo taciuto quando
ci misero l'uno contro l'altro per la fame,
alcuni di noi vestirono
d'orribili divise
e i nostri stessi amici
vennero a cercarci nelle tane....
(con veemenza, rivolto agli altri e alla platea)
No! non si dirà che siamo morti come cani!
(si avvicina a Justa, le prende le mani)
Sì, Justa, il nostro posto è questo.
Altra è la nostra guerra,
altro il destino.
IL POLACCO
Pazzi! Addio!
(esce e si allontana per la via laterale)
ISACCO (sempre continuando il discorso iniziato)
Justa, noi credevamo
che vivere fosse più dolce
e che per tutti
un posto avesse il mondo:
a. noi spetta. il dovere
di dir che un uomo è un uomo!
JUSTA
Noi lo diremo, Isacco!
ISACCO
Noi lo diremo al mondo!
ISACCO e JUSTA
Le nostre mani unite
saranno una catena
più forte della morte!
JUSTA
Tu me l'hai detto: oltre la vita....
ISACCO e JUSTA
Oltre la vita insiem!
Le SS battono alla porta.
Nella casa si fa lentamente buio, mentre Isacco e Justa restano abbracciati; gli altri sono immobili. Si vedono ormai solo le loro ombre.
Sul vetro della grande finestra appare la scritta, in nitidi caratteri ebraici che resterà fino alla fine.
Una voce lontana, legge:
CHI NARRERA' LA LORO STORIA
POI CHE SARANNO RECISI DALLA TERRA?
CHI DIRA'?
“PER I NOSTRI MALI
IL LORO CORPO E' LIVIDO DI PIAGHE”

LENTAMENTE IL SIPARIO